Mi presento:

Olivier Durand

Founder

La mia Intervista Personale.

Perché scrivi?

Nessuno scrittore, credo, ha una risposta alla domanda “Perché scrivi?” Prima di mettermi alla narrativa ero già prolifico ma con testi relativi alla linguistica semitica e alla dialettologia araba, che insegno da trentasei anni, tra La Sapienza, L’Orientale di Napoli e il Suor Orsola Benincasa. Il primo romanzo, La ribellione del manoscritto (L’Asino d’oro ediz.) è nato come l’idea di parlare con leggerezza di argomenti che in Facoltà tratto con “serietà”. Lì per lì, pensavo che sarebbe stato una divagazione solitaria, ma la scrittura diviene presto una droga di cui non si riesce più a fare a meno.

Perché hai deciso di studiare l’arabo all’università?

Per disperazione. La frase che più mi sono sentito ripetere dai tredici ai diciannove anni è stata: “Che ne sarà di te?”. A scuola sono stato una schiappa totale su tutta la linea, tranne, a partire dalle medie e con mia grande sorpresa, in inglese, poi latino e tedesco. Ero sempre tra i primi della classe e non dovevo neanche studiare a casa. Quando ho ottenuto ‒ per il rotto della cuffia ‒ il Diploma di maturità mi sono detto: “Sai fare un’unica cosa: lingue”. Così mi sono buttato sull’esotico. E ha funzionato.

Ma il tuo personaggio Sulayman, sei tu?

Me lo chiedono tutti. Quando crei un personaggio, è chiaro che gli presti delle cose tue. Ma mi ritrovi pure in altri dei miei personaggi, anche femminili. Tuttavia Sulayman ha cose che non ho, ad esempio folti capelli biondi, mentre chi mi conosce può notare che chiarore e fittezza tricologici sono per me un prisco ricordo.

Perché hai scritto “Fratelli”?

Per elaborare un lutto. Massimo, cui il romanzo è dedicato, è stato un mio studente, diventato nei vent’anni successivi uno dei miei più cari amici, un “fratello”, appunto. È stato assassinato nel 2015 a Tunisi all’età di quarantadue anni. In termini tecnici è un “romanzo di formazione”, in cui il o i personaggi attraverso la vicenda crescono intellettualmente. Giorgio, Kamal e poi la bella Sara si conoscono in situazioni di scontro culturale, ma attraverso la breve storia comprenderanno quanto la diversità culturale possa rivelarsi un potente cemento di crescita e maturazione.

Perché hai scritto “Il murmure”?

Tutti mi chiedono ‒ dopo aver guardato la prima di copertina! ‒ se sia autobiografico. La risposta è no, nella misura in cui la storia narrata non mi è mai successa. Ho voluto affrontare un vecchio fantasma: quello del docente universitario che per mestiere si vede in via quotidiana attorniato da fanciulle, spesso avvenenti, alcune delle quali ti dedicano occhiate caramellose.

Hai mai ceduto alla tentazione?

Intendiamoci: “piacere” a una donna non significa che questa sia pronta a saltare nel tuo letto alla tua prima guardata sagittabonda. Certo, il fascino del professorone esiste, e qualunque ex studentessa, anche di liceo, ammetterà di aver fatto pensierini con questo o quel docente. Ma i pensierini nel più dei casi non vanno oltre. Cedere alla tentazione sarebbe tuttavia sedurre con armi improprie: se queste ragazze mi avessero conosciuto a casa dei genitori, o anche in discoteca, non mi si sarebbero filato di pezza. Non ho risposto alla domanda? È vero.

Ne “Il murmure” le scene di sesso sono, a momenti, spintarelle!

Senza dubbio. Ma una storia d’amore è fatta anche di sesso, e sono certo di aver evocato pratiche che auguro a ogni mio prossimo o prossima di mettere in pratica con la regolarità che desidera. L’Italia è un Paese gran cattolico, lo sappiamo, e diversi miei lettori mi confessano di essere arrossiti fino alle cosce in fondo.

Ci sono cose che ci portano sulla strada del nostro destino, alle quali non possiamo rinunciare, sono i nostri sogni.

Altri titoli

Le mie case editrici:

La caravella

l’asino d’oro

Novalogos

edito dalla Caravella

Il Murmure - Olivier Durand - copertina

Edito da Novalogos

Come e perché ho deciso di essere ebreo - Olivier Durand - copertina

Edito dall’ Asino D’oro

La ribellione del manoscritto - Olivier Durand - copertina

Qualcosa sul mestiere più importante per la crescita dei nostri ragazzi

Insegnare

Qualcosa sull’università

” I nostri ragazzi la nostra risorsa per il futuro”