diventare scrittore

Maraercolanoni@gmail.com/ Giugno 2, 2021/ Senza categoria/ 0 comments

Diventare scrittori.

Spesso mi chiedete come si fa?

Come si diventa scrittori?


Per prima cosa toglietevi dalla testa l’idea, che è di molti, secondo cui un romanzo nasce da “un’ispirazione”

L’idea dell’artista che passeggia o se ne sta in finestra con la pipa in bocca e che viene folgorato dall’ispirazione poi corre a scrivere ‒ o dipingere, comporre ecc. ‒ non sta né in cielo né in terra.

Quello dello scrittore è un mestiere artigianale che richiede in primo luogo molta pazienza e centinaia di riletture. Un romanzo deriva da una voglia di scrivere. Poi ogni scrittore ha la propria tecnica. C’è chi costruisce prima tutta la storia, creando personaggi che dipingerà come soldatini di piombo poi inizia la stesura.

Io vado a istinto.

Quando inizio un testo, non ho la più pallida idea di dove andrà a parare. Ma so ormai che i fatti, i personaggi e le storie prima o poi mi verranno in mente. “L’ispirazione” ce l’abbiamo tutti: è fatta di ricordi, di fatti accaduti e da adattare, immaginazione e osservazione della vita quotidiana.

È un lavoro molto rilassante, con tuttavia dei momenti di panico: i personaggi acquisiscono vita e incominciano ad andare per conto proprio, come i bambini piccoli che scappano di qua e di là. In questi casi occorre interrompere, e darsi a un’attività di tutti i giorni, come preparare da mangiare, uscire per una passeggiata, stirare.

“Artigianale” nel senso che occorre rifinire i minimi dettagli, dalle storie alla lingua che usi. Insomma “lievita”, e a me dà la sensazione di spianare con il mattarello. Se poi scrivi venti capitoli, ogni tanto occorre rileggere da quello numero undici, perché i primi sono i più rimpolpati e occorre evitare che quelli finali risultino frettolosi.

Quando scrivo? Il pomeriggio. La mattina non mi funziona la testa, se non per le cose meccaniche. Ne approfitto per fare la spesa, andare in banca o alla posta, fare sport, e camminare almeno un’ora al giorno. Perché stare tanto seduti alla lunga non fa bene alla salute. E leggere tanto. Ho libri preferiti ma pochi autori preferiti. Ma di nuovo, ognuno ha i propri orari.

Molti di voi mi chiedono, quanto c’è di te nei personaggi?

Ovviamente tanto, e credo sia valido per tutti gli autori di narrativa. Anche ne Lo straniero di Camus, il personaggio Meursault è l’esatto opposto dello scrittore: lo stesso è partito da sé: io penso bianco e Meursault pensa nero.

Quanto ai luoghi, non mi affido mai a guide turistiche o a “Immagini relative a”: devo conoscerli da vicino per poterne descrivere i dettagli.

Quando viaggio, mi segno tutti i particolari, anche nella mia città Roma. In Nel vento per sempre ho voluto “fissare” l’agriturismo nel senese dove è ambientato, in cui per sette anni consecutivi ho passato una settimana di agosto insieme a mia madre.

Poi la mamma se n’è andata e l’agriturismo è fallito. Quindi è un po’ un lutto per me che ho voluto elaborare in questo modo.

Perché ho aspettato la veneranda età di 57 anni per pubblicare il mio primo lavoro?

train, railroad, transportation

Ero sul treno diretto in Calabria con una prospettiva di sei ore di viaggio. Mi ero portato un romanzo di cui in tanti mi avevano parlato con toni estasiati. In condizioni normali mi si sarebbe chiuso tra le dita a pagina venti. Ma non avevo altro da leggere, quindi sono andato fino in fondo. Quando l’ho finito, mi aveva messo di cattivo umore, e mi sono detto “Scrivo meglio io!” Sette anni prima avevo pubblicato Dialettologia araba, un testo da portare all’esame, secondo me in sostanza arido, ma in diversi studenti mi hanno poi confidato di essersi “molto divertiti” nel leggerlo! Così mi sono buttato.

Mi faccio aiutare da qualche scrittore-fantasma? No, ma la consulenza editoriale è indispensabile. Il consulente editoriale fa da tramite tra te e il pubblico. Si legge il tuo testo con attenzione e si segna tutto quanto non lo convince, da errori di lingua a cose che secondo lui non sono scontate per il pubblico. Naturalmente deve trattarsi qualcuno che abbia come minimo una laurea in Lettere Moderne, e non una liceale, come non di rado accade.

Non basta “sapere l’italiano” ‒ certo, bisogna saperlo, e bene ‒, ma captare il potere della narrazione. I tre elementi chiave sono il ritmo, le emozioni e una prosa che fila, da tenere costantemente sotto controllo, mettendosi via via nei panni di persone che conoscete e che immaginate intente a leggervi.

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